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mercoledì 21 ottobre 2009

Giunta comunale del Comune di Cherasco

Città di Mondovi - COMUNICATO STAMPA N° 152 DEL 21 OTTOBRE 2009

COMUNICATO STAMPA
N° 152 DEL 21 OTTOBRE 2009


Manifestazione sabato alle 12; e venerdì sera Consiglio comunale al Politecnico
“In piazza per il Poli: facciamo sentire la nostra voce”


“Il Poli non deve chiudere”: il Comune non si dà per vinto e continua la battaglia a difesa della “sua” università.
Lo fa con due ulteriori iniziative di sensibilizzazione che verranno promosse nei prossimi giorni: la prima è in programma venerdì 23 ottobre alle ore 21, presso il Politecnico in via Cottolengo, dove si svolgerà un consiglio comunale in sessione straordinaria, accompagnato dalla presenza degli studenti, con un unico punto all’ordine del giorno: il no unanime e condiviso di tutta l’assemblea cittadina a qualunque “taglio” da parte dei vertici del Politecnico di Torino per il decentramento cuneese.
Sabato 24 ottobre (dalle 12 alle 12.30 in piazza Cesare Battisti a Mondovì), invece, il Comune promuove una mobilitazione in piazza invitando tutte le componenti sociali ed economiche della Città a partecipare per lanciare un appello a salvaguardia della sede monregalese: “Chiediamo a tutti i monregalesi – spiega il sindaco, Stefano Viglione – una mezzora del proprio tempo: dalle 12 alle 12.30, in piazza Cesare Battisti, facciamo sentire, insieme, la nostra voce, per far aprire gli occhi a chi con ostinazione ci vuole “sottrarre” il Politecnico che non è solo una grande risorsa del territorio ma è la Città stessa. La chiusura della sede del Politecnico a Mondovì significherebbe un danno culturale, sociale ed economico, oltre a rappresentare un grande spreco di denaro pubblico: in vent’anni, il territorio ha investito oltre 20 milioni per il decentramento. Non possiamo accettare che queste risorse, i sacrifici fatti in questi anni, vadano in fumo”.

La Stampa - Fotogallery della protesta del 21/10/09

La Stampa - Fotogallery dell'occupazione del 21/10/09 per sospendere il senato accademico

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La Stampa 28/10/2008 Il rettore del Politecnico di Torino: “Io e i miei colleghi ci dimetteremo in massa”

"Pronti a lasciare tutto"


Il rettore Francesco Profumo

GIOVANNA FAVRO
TORINO
«Sono pronto a dimettermi». Il rettore Francesco Profumo butta sul tavolo della discussione e delle proteste che agitano le università italiane tutto il peso e il prestigio di uno dei più accreditati atenei d’Europa, il Politecnico di Torino: «Se il governo non cambierà strada, convocando i rettori, ritirando tagli insostenibili a aprendo la via a una seria riforma delle università, non potrò che dimettermi, insieme agli altri rettori italiani. Ne abbiamo parlato, siamo tutti d’accordo». Ed Enrico Decleva, «magnifico» della Statale di Milano e presidente della Conferenza dei rettori, conferma: «Non potremo fare altro. La Finanziaria infligge alle università un colpo mortale».

Rettore Profumo, ieri lei ha sospeso le lezioni e convocato una conferenza d’ateneo per discutere la situazione. E’ così grave?
«Se entro pochi mesi non cambierà nulla i rettori non potranno che dimettersi, perché non saranno più in grado non dico di progettare sviluppo, ma neppure di pagare gli stipendi ai professori».

A quanto ammontano i tagli?«A livello nazionale, un miliardo e 450 milioni nel 2013. Al Politecnico, partendo da 114 milioni attesi dallo Stato per il 2009, il fondo di finanziamento ordinario calerà a 103 milioni nel 2010, 92 nel 2011 e 90 nel 2012. Peccato che già nel 2008 la spesa per gli stipendi del personale supererà i 99 milioni. Per far fronte agli scatti stipendiali e all’inflazione, i fondi dovrebbero invece crescere del 5% l’anno».

Non avete altre entrate? Il 60% del vostro bilancio non viene da industrie, Ue, privati e altri enti?
«Sì, ma non certo per gli stipendi. Su progetti di ricerca specifici abbiamo molti finanziatori, ma servono anche fondi certi e continuativi sia per gli stipendi che per i progetti di lungo periodo».

Quanti docenti perderete con il turnover ridotto al 20%?
«Di qui al 2011 non potremo rimpiazzare 74 professori e ricercatori, 84 nel 2012».
Di conseguenza?

«Potremo garantire 74 mila 844 ore di lezione, contro le 88 mila 641 del 2008. Il calo d’ateneo sarà del 15,6%, più drammatico in alcune facoltà: meno 30,5% di lezioni ad Architettura 2, 21,6% ad Architettura 1, 14,8% a Ingegneria 1, 12,9 a Ingegneria 3. In un sistema già sottofinanziato, si innesca un processo molto pesante: lo stop del turnover, oltre a polverizzare le speranze di giovani e precari, arriva proprio in una fase di uscite di massa».

Vanno in pensione tutti ora?
«A metà degli anni Settanta ci furono concorsi di massa e queste persone escono ora tutte insieme. Si rischia insomma, di svuotare di botto gli atenei».

Spariranno dei corsi di laurea?
«E’ ovvio che non sarà possibile mantenere l’attuale offerta formativa nei prossimi anni».

Molti rettori temono che la possibilità di trasformare gli atenei in fondazioni private cancelli la libertà della didattica e della ricerca in nome degli interessi dei privati che pagheranno i conti. La pensa così anche lei?
«Penso che le università debbano restare pubbliche, anche se l’interlocutore non deve più essere solo lo Stato, ma anche le Regioni e l’Europa».

Gli atenei sono senza colpe?
«No l’università deve fare autocritica: i 77 atenei hanno 360 sedi, certo troppe, e si sono eccessivamente spezzettati corsi e saperi. Ma non darci i soldi per pagare gli stipendi dal 2010 non è la soluzione. Serve una grande e importante riforma di cui tutti sentiamo la necessità».

Che cosa chiede?
«Una nuova governance, con catene decisionali più corte. Oggi la stessa decisione è vagliata da troppi organismi. Occorrono nuove regole di reclutamento che premino i migliori, e un sistema serio di valutazione della ricerca che garantisca più fondi a chi lavora di più e meglio. Chiedo che il ministro sieda a discutere con i rettori, e che non ci siano per le università solo tagli finanziari, per di più non sostenibili, ma discussione dei contenuti. Il modello delle università è vecchio di trent’anni.

targatocn.it ore 11:57

Mondovì: studenti del Politecnico in attesa del verdetto.

Ore concitate a Mondovì e Torino, oggi infatti alle 9.30 si sarebbe dovuto riunire il Senato Accademico del Politecnico per decidere in via pressoché definitiva quello che sarà il futuro delle sedi decentrate. Già nella serata di lunedì nel polo monregalese si è tenuta una assemblea straordinaria a cui hanno partecipato gli studenti, alcuni docenti e i consiglieri comunali, in particolare dall’amministrazione sarebbe giunta la disponibilità ad acquistare e restaurare altri locali dell’edificio detto 'dei Filippini', precedentemente occupati dalla Banca Alpi Marittime, si prospetta anche la possibilità (peraltro già approvata un anno fa in consiglio comunale) di costruire 2000 mq nella zona del piazzale Ravanet da adibire a laboratori. Inoltre importanti indiscrezioni sono giunte dal Prof. Sebastiano Sordo, ex presidente della sede decentrata di Mondovì, che ha annunciato in via ufficiosa che la presidente della Regione Piemonte Mercedes Bresso si sarebbe espressa in maniera chiaramente contraria alla chiusura della sede, sottolineando l’importanza del proprio voto poiché senza l’approvazione della Regione non è possibile aprire o chiudere corsi universitari. Il prof. Sordo ha lanciato poi una provocazione: in caso il Senato Accademico si esprimesse in favore della chiusura delle sedi decentrate promette di rivolgersi al Comune di Genova e all’Università genovese chiedendo di adottare il polo monregalese. Intanto questa mattina il rettorato di Torino è stato 'invaso da oltre 200 studenti, che hanno bloccato pacificamente l’apertura del Senato Accademico. In questo stesso momento il Magn. Rettore Francesco Profumo sta parlando con i ragazzi, illustrando loro quali sono i nuovi vincoli e l’offerta formativa che il Politecnico intende offrire agli studenti delle sedi decentrate. Nelle prossime ore seguiranno gli aggiornamenti sulla situazione, che per il momento appare alquanto complicata per la sede monregalese.

INTERVENTO di Riccardo Vaschetti, Sindaco di Mondovì dal 1994 al 2002

Egregio direttore,
l’amarezza che provo nell’osservare la piega presa dalla vicenda del Politecnico monregalese mi spinge a prendere una posizione netta su quanto ha provocato l’attuale situazione. Quando, nel 1995 presenziai come giovane sindaco alla consegna dei primi diplomi di laurea del decentramento monregalese, l’allora Rettore Zich tracciò un positivo bilancio dell’esperienza in corso, non nascondendo peraltro le molte cosa ancora da fare per dare alla sede monregalese una maggiore fruibilità e funzionalità. Da quel giorno ebbi la possibilità di partecipare a ben otto inaugurazioni dell’anno accademico e di formarmi pertanto una certa cognizione di causa seguendo costantemente, anche attraverso l’ente per il decentramento universitario, l’evolversi della presenza universitaria nella nostra provincia.
La collocazione del Poli a Mondovì nelle scuole Battaglia nasce da una decisione della giunta Giusta quando, nel 1992, dovette trovare una sede per l’avvio imminente dei corsi. La crescita esponenziale di studenti avvenuta nei primi anni ci impose di trovare soluzioni immediate che purtroppo non risolsero a fondo il problema. Ho sempre sostenuto che la zona non fosse idonea ad un’espansione adeguata, chiusa com’è da un lato da una collina non edificabile e dall’altra dal centro storico di Breo. In occasione della chiusura del Battaglione Allievi Finanzieri di Mondovì ottenni (a titolo di risarcimento per la Città) dall’allora Comandante Generale Mosca Moschini, la promessa che la struttura della Galliano sarebbe stata dismessa a scopi universitari, progettando così una cittadella universitaria sul modello di Urbino. Chi non ricorda il dibattito che si innescò in materia? Da una parte la preoccupazione dei commercianti di Breo, dall’altra le giuste aspettative del quartiere Piazza. Compresi, nel corso dei numerosi incontri con il Rettore Zich e con i Presidi di facoltà, che il futuro del Politecnico di Mondovì era strettamente legato alla situazione strutturale della sede decentrata, in particolare a quanto il Poli stesso avrebbe investito in tal senso. Iniziò allora un vero e proprio braccio di ferro tra l’amministrazione comunale ed il Senato Accademico poco incline ad investire su Mondovì. Durante un durissimo incontro a Torino, il Rettore Zich mi presentò un parere della commissione edilizia interna che dopo una lunga ed opinabile prolusione concludeva con un parere negativo al trasferimento a Piazza nella Galliano. Ricordo che mi alzai dal tavolo dell’incontro dichiarando che se al Politecnico non andava bene Piazza, l’amministrazione avrebbe riflettuto se il decentramento fosse utile alla città. Venni rincorso nel corridoio dall’amico Prof. Sordo e nel corso del successivo pasto frugale in mensa universitaria il Rettore mi assicurò che avrebbero rivisto la posizione. In effetti un nuovo parere, questa volta favorevole, pur con ipotesi a mio avviso ancora eccessive, venne da lì a poco. Fu prodotto anche un progetto preliminare che peraltro prevedeva un costo complessivo molto alto.
L’occasione favorevole ci fu quando l’allora senatore Lorenzi ottenne uno stanziamento in finanziaria di otto miliardi (di lire purtroppo) destinati al Politecnico di Torino ma da utilizzare per la sede di Mondovì. Non erano sufficienti al completamento dell’ambizioso progetto ma potevano rappresentare un primo passo verso il reperimento di tutte le risorse necessarie. Le amministrazioni comunali successive non hanno avuto la forza e forse la convinzione di raggiungere questo obiettivo, e non si è creato un movimento di opinioni che facessero lobby a più alti livelli. Si è tornati a dissertare sull’ampliamento di Breo in modo sempre meno convinto, ma a mio avviso la sorte del Poli a Mondovì è stata segnata nel momento in cui il Senato accademico ha capito di poter restare come ospite, con investimenti minimi, sino a quando questo fosse stato ritenuto utile all’ateneo, infischiandosene di quanto fatto da Mondovì e dalla Provincia in tutti questi anni. Provate immaginare cosa ne sarebbe oggi dell’ospedale di Mondovì se il Comune, prima di chiunque altro, non si fosse battuto, acquistato il terreno, fatto sistema con gli altri enti pubblici, progettato il futuro con l’ASL ottenendo così una nuova struttura sanitaria: oggi Mondovì non avrebbe più un ospedale. Ho già avuto occasione in passato di esprimere questi concetti, mi spiace davvero di essere stato facile profeta, lo sbaglio davvero enorme che è stato fatto, è stato quello di non ottenere dal Poli (aiutandolo ulteriormente a reperire i fondi) di investire in strutture di edilizia universitaria nello splendido complesso di Piazza, proprio nel momento in cui la città stava progettando il rilancio del quartiere con una serie di opere che in qualche modo si sarebbero perfettamente integrate alla tanto auspicata ed oggi sfumata cittadella universitaria.

Riccardo Vaschetti
Sindaco di Mondovì dal 1994 al 2002

Ricordo cos'era successo l'anno scorso I RETTORI ITALIANI MINACCIANO LE DIMISSIONI DI MASSA

FIRENZE - Pubblichiamo alcuni significativi brani tratti dall'ultimo documento approvato dalla CRUI (Conferenza dei Rettori Università Italiana), in cui si evidenzia lo stato di drammaticità e insostenibilità finanziaria in cui si trova l'università italiana a fronte dei provvedimenti del governo.
Nell'ultimo capoverso i Rettori praticamente minacciano le dimissioni in blocco a causa del dissesto finanziario e relativo fallimento con conseguente commissariamento generale degli atenei.
Questa durissima presa di posizione non fa altro che confermare lo stato di gravissima crisi in cui versa l'università in Italia e la volontà dei ricercatori e delle altre componenti dell'università, di intensificare le iniziative di contrasto alla manovra del governo e di proposizione di linee di riforma dell'intero sistema universitario.
Le Linee di intervento della CRUI alla vigilia del nuovo anno accademico
(Documento approvato all'unanimità dall'Assemblea del 25 settembre 2008)
Alla vigilia di un nuovo anno accademico che si preannuncia estremamente difficoltoso e problematico per gli Atenei, la CRUI ritiene opportuno indicare con chiarezza le linee alle quali intende ispirare la sua azione nei prossimi mesi, ribadendo in primo luogo il proprio impegno a contribuire a una rapida definizione di provvedimenti legislativi e normativi che, entro una strategia coerente e coordinata, affrontino con decisione e volontà di rinnovamento le maggiori criticità e urgenze riguardanti la vita universitaria.
Nel ribadire il proprio incondizionato impegno a operare per il rinnovamento e la riqualificazione funzionale di aspetti centrali della vita universitaria, la CRUI fa d'altra parte presente che non sono concepibili interventi minimamente significativi e credibili in tale direzione che abbiano come unico riscontro, sul piano finanziario, le misure previste dalla Manovra triennale approvata dal Parlamento prima della pausa estiva.
Tali misure sono pesantemente aggravate dalla nuova Legge finanziaria appena presentata dal Governo, che prevede per il 2010 una diminuzione del Fondo di finanziamento delle università addirittura di 700 milioni (più del 10% dell'attuale Fondo) e tagli drastici per le università non statali. Deve essere sin d'ora chiaro che con interventi di tale entità sarà impossibile per le università pubbliche anche solo pagare le retribuzioni del personale. È evidente che a fronte di una tale situazione e delle pro-spettive che ne conseguono non possono non manifestarsi negli Atenei diffusi sentimenti di profondo allarme e frustrazione.
La CRUI ha piena consapevolezza della fase molto difficile e quanto mai incerta che l'economia internazionale e quella nazionale stanno attraversando. Una attenta riconsiderazione e, per quanto possibile, un ridimensionamento delle spese di propria competenza, è, senza alcun dubbio, un comportamento al quale gli Atenei devono sentirsi tutti tenuti.
Ma non si possono imporre alle Università, statali e non statali, sacrifici oggettivamente non sopportabili, quali quelli per il momento previsti, senza tenere conto delle loro conseguenze, inevitabili e di portata dirompente per il sistema, con danni irreversibili per il Paese.
La richiesta, pressante e urgente, che la CRUI e l'intero mondo accademico hanno avanzato nelle scorse settimane e che ora rinnovano, alla ripresa delle attività e in vista della della discussione in Parlamento della nuova Legge finanziaria è, dunque, che si ritorni al più presto sui contenuti della Manovra, sia garantendo la copertura degli incrementi retributivi automatici del personale, sia rivedendo la misura e le modalità di applicazione del blocco sul turn over (che ha effetti particolarmente pesanti e distorcenti per i giovani), sia riassegnando progressivamente al sistema universitario le risorse che verrebbero ricavate dai tagli previsti.
Nessuno può tuttavia ignorare che il tempo a disposizione, trascorso il quale il processo di deterioramento del quadro finanziario risulterà irrecuperabile per tutte, indistintamente, le realtà universitarie del nostro Paese, è brevissimo.
Gli Atenei italiani non saranno in grado di chiudere in pareggio i propri bilanci, facendo fronte ai loro impegni didattici, scientifici e di servizio, già a partire del 2010. In tali condizioni diventerà impraticabile anche ogni forma di confronto, al quale pure non ci si intende sottrarre, circa le possibili revisioni del quadro istituzionale e normativo di pertinenza degli Atenei.
Contrariamente a molte immagini di comodo, l'Università italiana e le istanze che la rappresentano sono pronte a svolgere con coraggio la propria parte, trasformando, per quanto sta in loro e per quanto concretamente possibile, un passaggio difficilissimo e fortemente a rischio in un momento di rilancio e di rinnovamento.
Governo e Parlamento devono dunque decidere e comunicare al Paese in quale misura formazione e ricerca siano considerate strategiche per lo sviluppo. La CRUI chiede al Governo un atto significativo di chiarimento e comportamenti conseguenti.
Deve essere sin d'ora chiaro che, in assenza di provvedimenti adeguati che diventino operativi entro il 2009, ai Rettori e alla CRUI non resterà che trarre le uniche conseguenze possibili e coerenti con le loro responsabilità di fronte ai rispettivi Atenei e al Paese.
Il documento integrale è visibile su www.crui.it.
Venerdì 3 Ottobre 2008 12:28