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sabato 14 novembre 2009

Università, tagliare su quella pubblica e tacere sulla privata

Università, tagliare su quella pubblica e tacere sulla privata di Giulio Peruzzitutti gli articoli dell'autore
Dubbi sull’adeguatezza di questo governo ad affrontare i problemi del Paese sorgono da più parti. Basti pensare alle dichiarazioni sulla crisi economica: «La crisi non c’è... contrordine c’è anche qui,mabisogna pensare positivo (chi non lo fa è nemico dell’Italia)… la via italiana per uscire dalla crisi è quella psicologica». Per non parlare delle dichiarazioni sulla pandemia da influenza A/H1N1: «La situazione è sotto controllo... è sotto controllo, ma l’Italia è il Paese più colpito d’Europa». Ancora non è stato detto che pensando positivo non ci si ammalerà. Probabilmente ci stanno pensando. Maoltre alledichiarazioniquellochesconcertaè il metodo di governo. Non si governa “contro” parti dello Stato e della pubblica amministrazione ma “con” le varie realtà. Si fanno o si annunciano leggi contro i pubblici dipendenti, contro i medici, contro i magistrati, contro i docenti della scuola e dell’università, contro i ricercatori. Nessuna delle comunità su cui si legifera viene coinvolta. Queste infatti vengono viste come controparte dell’azione del Governo che oggi sempre di più si sostituisce impropriamente all’azione del Parlamento. Si tende alla vessazione e al controllo centralistico, non a motivare al lavoro e a responsabilizzare. Invece di uscire dalle secche di un opportunismo diffuso, dell’assenza di prospettive alte, della mancanza di coinvolgimento e del progressivo affievolirsi della passione dei vari soggetti, si preferisce attaccare a testa bassa le varie comunità. L’ultimo atto, per ora, di questa nefasta rappresentazione è il disegno di legge di riforma dell’università pubblica (non vengono infatti toccate le università private, che pure ricevono finanziamenti dallo Stato). Dopo aver sparato nel mucchio sugli universitari e sull’università pubblica, si mette in cantiere un disegno di legge partorito senza alcun confronto con la comunità accademica. Dopo aver strillato contro l’autoreferenzialità dell’accademia, il ministero procede in modo autoreferenziale. Nel disegno di legge si mortifica l’autonomia e quindi la responsabilità delle pubbliche università, non si dà spazio alla pluralità delle figure professionali presenti negli atenei (per esempio, nel Cda, dove almeno il 40% non deve appartenere ai ruoli dell’ateneo, sembra sparire la rappresentanza del personale tecnico-amministrativo), si prevede un’ampia delega al Governo su argomenti cruciali, si ipertrofizza l’influenza del ministero dell’economia e delle finanze, si disegna un percorso di reclutamento che di fatto bloccherà per vari anni il ricambio generazionale, si dà (giustamente) ampio risalto al ruolo che dovrebbe svolgere l’Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR) che però non si sa quando sarà operativa. E tutto senza “ulteriori oneri per lo Stato”. Se questo disegno di legge andasse in porto così com’è sarebbeun disastro.
10 novembre 2009

Aumentiamo le sottoscrizioni

Centinaia di prof per l'Università pubblica
"Noi, docenti universitari di ruolo attivi in diversi atenei e facoltà, seguiamo con crescente apprensione le vicende dell'Università italiana e le scelte assunte in proposito dal governo in carica". Inizia così il testo di un appello promosso da un vasto numero di docenti universitari e che ha già raccolto in tre giorni oltre cento firme. Tra queste, quelle di costituzionalisti, economisti, storici, genetisti, filosofi, politologi, fisici e antropologi. L'appello critica aspramente il ddl di riforma dell'Università approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 28 ottobre, un progetto che "accentra il potere in capo ai rettori e a Consigli di amministrazione non elettivi, fortemente esposti agli interessi privati" e che "attacca decine di migliaia di studiosi e ricercatori precari". Imminente l'apertura del sito www.perluniversitapubblica.it "Oggi decidiamo di prendere pubblicamente la parola dopo avere letto il ddl di riforma dell'università approvato dal consiglio dei ministri lo scorso 28 ottobre - si legge nell'appello -, un progetto che ci sembra giustificare le più vive preoccupazioni soprattutto per quanto attiene alla governance degli atenei (per il previsto accentramento di potere in capo ai rettori e a consigli di amministrazione non elettivi, fortemente esposti agli interessi privati) e per ciò che concerne la componente più debole della docenza: decine di migliaia di studiosi, giovani e meno giovani, che da molti anni prestano la propria opera gratuitamente o, nel migliore dei casi, in qualità di assegnisti o borsisti, nel quadro di rapporti di collaborazione precari. Le novità che il governo prospetta in materia di governance degli atenei ci paiono prive di qualsiasi ambizione culturale e di ogni volontà di risanare effettivamente i problemi dell'università pubblica, e ispirate esclusivamente a una logica autoritaria e privatistica, tesa a una marcata verticalizzazione del processo di formazione delle decisioni a discapito dell'autonomia degli atenei. Riteniamo che l'università debba cambiare, ma occorre a nostro giudizio procedere in tutt'altra direzione, salvaguardando il carattere pubblico dell'università e favorendo la partecipazione democratica di tutte le componenti del sistema universitario. Quanto previsto per la vasta area del precariato ci sembra profondamente iniquo e irrazionale, tale da mettere a repentaglio la funzionalità di molti dipartimenti. I tagli alle finanze degli atenei e la nuova normativa per l'accesso alla docenza preludono all'espulsione in massa dal sistema universitario di persone meritevoli, stimate anche in ambito internazionale, che da tempo lavorano nell'università italiana, tra le ultime in Europa per quantità di docenti di ruolo e tra le più sfavorite per rapporto docenti/studenti. Al di là della retorica sul valore strategico della conoscenza e della ricerca, il governo - ostacolando i nuovi accessi, conservando le vecchie logiche baronali e non introducendo alcuna misura preventiva contro il malcostume accademico - pianifica un enorme spreco di risorse finanziarie, impiegate per la formazione di tanti studiosi ai quali sarà impedito l'accesso ai ruoli dell'università, e una perdita secca in termini di capacità, competenza ed esperienza, che rischia di determinare un incolmabile divario tra l'Italia e i Paesi più avanzati.Chiediamo al governo di fermarsi, ma ci rivolgiamo anche al mondo universitario affinché faccia sentire la propria voce e manifesti con forza le proprie ragioni e preoccupazioni. Non difendiamo lo status quo: invochiamo una riforma seria che ampli gli spazi di partecipazione, salvaguardi il carattere pubblico dell'università e tuteli l'autonomia della didattica e della ricerca. Non ignoriamo l'esigenza di verificare la qualità dell'insegnamento e del lavoro scientifico di ciascun docente: esigiamo l'adozione di rigorose procedure di valutazione, non graduatorie improvvisate e funzionali a campagne di stampa più o meno denigratorie, ma criteri oggettivi, adeguati alle diverse specificità disciplinari e capaci di rilevare anche i pregi, internazionalmente riconosciuti, della ricerca italiana. Non auspichiamo un reclutamento ope legis: chiediamo lo stanziamento delle risorse necessarie a consentire l'accesso ai ruoli, previo concorso, di quanti abbiano acquisito, negli anni del precariato, comprovate competenze e attitudini professionali.L'università pubblica non può essere governata in modo autoritario né gestita con criteri ragionieristici. Il lavoro di quanti ne garantiscono l'attività deve essere riconosciuto e tutelato. La conoscenza è una risorsa del Paese e un diritto fondamentale che la Costituzione riconosce a ciascun cittadino della Repubblica.Per adesioni: perluniversitapubblica@gmail.comTra gli altri hanno sottoscritto l'appello:giuristi: Luigi Ferrajoli , Gianni Ferrara, Mario Dogliani, Giuseppe Ugo Rescigno, Gaetano Azzariti, Massimo Villone, Giuseppe Mosconibiologi: Guido Barbujanieconomisti:Giorgio Lunghini , Riccardo Bellofiore, Riccardo Realfonzo, Antonella Stiratistorici: Adriano Prosperi, Roberto Escobar, Giovanna Procacci, Angelo d'Orsi, Alessandro Portelli, Gianpasquale Santomassimofilosofi: Alberto Burgio, Elena Pulcinisociologi Alessandro Dal Lago, Salvatore Paliddapolitologi: Alfio Mastropaolo, Michele Prosperofisici: Franco Pipernoantropologi: Annamaria RiveraPrime adesioni: Guido Abbattista (Univ. di Trieste), Mario Alcaro (Univ. della Calabria), Alessandra Algostino (Univ. di Torino), Fabio Amaya (Univ. di Bergamo), Annarita Angelini (Univ. di Bologna), Gaetano Azzariti (Univ. di Roma La Sapienza), Valeria Babini (Univ. di Bologna), Franco Bacchelli (Univ. di Bologna), Stefano Bajma Griga (Univ. di Torino), Guido Barbujani (Univ. di Ferrara), Riccardo Bellofiore (Univ. di Bergamo), Paolo Bianchini (Univ. di Torino), Francesco Bilancia (Univ. di Chieti-Pescara G. d'Annunzio), Liliana Billanovich (Univ. di Padova), Luca Bortolussi (Univ. di Trieste), Patrick Boylan (Univ. di Roma Tre), Davide Bubbico (Univ. di Salerno), Alberto Burgio (Univ. di Bologna), Tullia Catalan (Univ. di Trieste), Sara Cervai (Univ. di Trieste), Lorenzo Chieffi (Univ. di Napoli II), Luisa Chierichetti (Univ. di Bergamo), Pietro Ciarlo (Univ. di Cagliari), Roberto Ciccone (Univ. di Roma Tre), Alessandro Dal Lago (Univ. di Genova), Alisa Dal Re (Univ. di Padova), Ferruccio Damiani (Univ. di Torino), Claudio De Fiores (Univ. di Napoli II), Federico Della Valle (Univ. di Trieste), Maurizio Del Ninno (Univ. di Urbino), Lucia Delogu (Univ. di Torino), Gianmario De Muro (Univ. di Cagliari), Fabio De Nardis (Univ. del Salento), Mariangiola Dezani (Univ. di Torino), Alfonso Di Giovine (Univ. di Torino), Guerino D'Ignazio (Univ. della Calabria), Mario Dogliani (Univ. di Torino), Angelo d'Orsi (Univ. di Torino), Lea Durante (Univ. di Bari), Antonio Erbetta (Univ. di Torino), Maria Cristina Ercolessi (Univ. di Napoli L'Orientale), Serena Facci (Univ. di Roma Tor Vergata), Luisa Faldini (Univ. di Genova), Luigi Ferrajoli (Univ. di Roma Tre), Gianni Ferrara (Univ. di Roma La Sapienza), Giovanni Fiaschi (Univ. di Padova), Lorenzo Fischer (Univ. di Torino), Saverio Forestiero (Univ. di Roma Tor Vergata), Walter Fornasa (Univ. di Bergamo), Fabio Frosini (Univ. di Urbino), Ferruccio Gambino (Univ. di Padova), Giovanni Garofalo (Univ. di Bergamo), Cristina Gena (Univ. di Torino), Franco Grignani (Univ. di Perugia), Giorgio Inglese (Univ. di Roma La Sapienza), Manlio Iofrida (Univ. di Bologna), Cristina Jandelli (Univ. di Firenze), Domenico Jervolino (Univ. di Napoli Federico II), Guido Liguori (Univ. della Calabria), Alberto Lucarelli (Univ. di Napoli Federico II), Giorgio Lunghini (Iuss di Pavia), Fulvio C. Manara (Univ. di Bergamo), Giovanna Mancini (Univ. di Teramo), Domenica Marabella (Univ. di Torino), Maria Rosaria Marella (Univ. di Perugia), Paola Marsocci (Univ. di Roma La Sapienza), Alfio Mastropaolo (Univ. di Torino), Giovanni Mazzetti (Univ. della Calabria), Antonella Meo (Univ. di Torino), Maria Grazia Meriggi (Univ. di Bergamo), Raul Mordenti (Univ. di Roma Tor Vergata), Ugo Morelli (Univ. di Bergamo), Vittorio Morfino (Univ. di Milano Bicocca), Giuseppe Mosconi (Univ. di Padova), Angela Musumeci (Univ. di Teramo), Walter Nocito (Univ. della Calabria), Giuseppe Noto (Univ. di Torino), Donatella Orecchia (Univ. di Roma Tor Vergata), Salvatore Palidda (Univ. di Genova), Alessandro Pandolfi (Univ. di Urbino), Armando Petrini (Univ. di Torino), Barbara Pezzini (Univ. di Bergamo), Paolo Picone (Univ. di Roma La Sapienza), Mariapaola Pierini (Univ. di Torino), Franco Piperno (Univ. della Calabria), Giovanni Pizza (Univ. di Perugia), Margherita Platania (Univ. di Salerno), Alessandro Portelli (Univ. di Roma La Sapienza), Donatella Possamai (Univ. di Venezia), Giovanna Procacci (Univ. di Modena), Franco Prono (Univ. di Torino), Adriano Prosperi (Scuola Normale Superiore di Pisa), Michele Prospero (Univ. di Roma La Sapienza), Elena Pulcini (Univ. di Firenze), Luigi Punzo (Univ. di Cassino), Riccardo Realfonzo (Univ. del Sannio), Giuseppe Ugo Rescigno (Univ. di Roma La Sapienza), Annamaria Rivera (Univ. di Bari), Roberto Romboli (Univ. di Pisa), Stefano Rosso (Univ. di Bergamo), Marco Ruotolo (Univ. di Roma Tre), Gianpasquale Santomassimo (Univ. di Siena), Alessandro Savorelli (Scuola Normale Superiore, Pisa), Giovanni Serges (Univ. di Roma Tre), Massimo Siclari (Univ. di Roma Tre), Filippo Silvestri (Univ. di Bari), Laura Silvestri (Univ. di Roma Tor Vergata), Alessandro Somma (Univ. di Ferrara), Igor Sotgiu (Univ. di Torino), Antonella Stirati (Univ. di Roma Tre), Ciro Tarantino (Univ. della Calabria), Laura Teza (Univ. di Perugia), Massimiliano Tomba (Univ. di Padova), Alessandro Triulzi (Univ. di Napoli L'Orientale), Valentina Valentini (Univ. di Roma La Sapienza), Claudio Venza (Univ. di Trieste), Caterina Verrigni (Univ. di Chieti-Pescara G. d'Annunzio), Giovanna Vertova (Univ. di Bergamo), Francesca Vianello (Univ. di Padova), Massimo Villone (Univ. di Napoli Federico II), Adriano Vinale (Univ. di Salerno), Piero Violante (Univ. di Palermo), Stefano Visentin (Università di Urbino), Pasquale Voza (Univ. di Bari), Paolo Zatti (Univ. di Padova)

venerdì 13 novembre 2009

il video dell'inaugurazione con il nostro discorso....alla fine...

http://www.celm.polito.it/polistream/gestione/pagina.php?id=193

Auto blu e caschi blu

Sull'inaugurazione dell'anno accademico 11 novembre 2009

http://colpo.org



Oggi in occasione dell'inaugurazione dell'anno accademico 2009/2010, abbiamo voluto esprimere il nostro dissenso nei confronti della politica che l'ateneo sta portando avanti negli ultimi anni. Dopo aver partecipato a un'assemblea di lavoratori e precari del Politecnico, in cui si è discusso principalmente dei problemi dei precari della ricerca, abbiamo deciso di prender parte a modo nostro all'inaugurazione. Una cerimonia a cui sono stati invitati politici, militari e rappresentanti di aziende private, ma non studenti, lavoratori e precari!
Il nostro ingresso è stato impedito in modo violento dalle forze dell'ordine, schierate davanti alle porte dell'aula magna. A dare man forte alla DIGOS è stata chiamata anche la celere, fino a quel momento chiusa nelle quattro camionette parcheggiate davanti al Politecnico. Un clima surreale: un'università assediata dalle forze dell'ordine, con transenne che impedivano di accedere al cortile, trasformato per l'occasione in parcheggio per le auto blu dei signori in toga e in pelliccia. Negli ultimi mesi questa è la terza volta che il rettore autorizza l'ingresso della polizia al Politecnico, e questo dimostra che stiamo andando incontro ad un'università sempre più chiusa e militarizzata, in cui non c'è possibilità di dialogo, ma solo di obbedienza.
Non per gentile concessione del prorettore Gilli, ma con l'astuzia siamo entrati dal retro, portando rumorosamente le nostre critiche e richieste, interrompendo l'inaugurazione blindata, formale e fatta di velleità, disturbando per una decina di minuti la corte al servizio dei signori. La generale indifferenza in cui è caduto il nostro intervento, con tanti ospiti illustri che abbandonavano la sala per evitare le contestazioni, dimostra ancora una volta la volontà di non considerare ed escludere gli studenti da qualsiasi processo decisionale all'interno dell'ateneo.
Vogliamo un sapere libero, non in mano alle aziende. Per questo continueremo a ribadire con tutta la nostra voce che il modello aziendale di università non ci piace, che dare in mano ai privati la guida degli atenei è la morte dell'istruzione pubblica. La cultura legata ad interessi privati seguirà le stesse logiche di mercato che stanno distruggendo la nostra società.
Col.Po – Collettivo Politecnico, Torino

La nota 160: un problema non solo piemontese

Università, Imperia rischia la chiusura
Repubblica — 08 novembre 2009 pagina 7 sezione: GENOVA
IL POLO didattico di Imperia dell'Università di Genova è a rischio chiusura: il nuovo ordinamento, che il ministro Gelmini ha annunciato con una nota del 4 settembre scorso e che deve ancora essere varato, promette un giro di vite sul proliferare di corsi e curricula negli atenei italiani. Il numero dei docenti, nel polo imperiese, si potrebbe rivelare insufficiente per soddisfare i parametri necessari imposti dal ministero: quelli attuali prevedono 4 docenti per ogni anno di corso, sia per la laurea triennale che per la specialistica. «Il problema non esiste - taglia corto il rettore Giacomo Deferrari - non sappiamo ancora quali saranno i parametri indicati dal ministero e, per ora, Imperia è perfettamente in regola». Ma sono in molti però all' interno dell' ateneo a indicare il polo del Ponente a rischio, indicando la scarsità di docenti. Basti pensare cosa accadrà alle stesse facoltà a Genova. A Lettere, per prepararsi ai tagli del nuovo ordinamento, sta già lavorando una commissione che ha fatto i conti. Se le cose andranno come annunciato, nel giro di 4-5 anni, Lettere taglierà i corsi del 50%, passando da sei a tre. E non solo per effetto Gelmini, ma anche per il turn over dei professori, che passeranno a Lettere da 150 a 90 nello stesso arco di tempo. L' ancora di salvezza per Imperia potrebbe essere custodita nel "Prés", l' associazione di sei università (quattro francesi e due italiane), cui Genova partecipa e di cui il rettore Deferrari è vicepresidente: la sede distaccata del Ponente potrebbe diventare eccellenza nella regione, grazie all' accensione di corsi transfrontalieri. Per Imperia il rettore ha già accennato a un corso sull' ecologia ambientale tra Imperia e l' Università di Nizza. E questo implicherebbe il coinvolgimento a Ponente della facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali. «Alla fine di agosto ho chiesto al ministero un finanziamento accessorio proprio per l' accensione di corsi transfrontalieri di questo tipo a Imperia - spiega Deferrari - e c' è sicuramente l' interesse del territorio su questo». Il rettore però indica come l' accensione dei nuovi corsi non sia alternativa alla sopravvivenza della permanenza delle facoltà che oggi lavorano a Imperia: Lettere (con il Dams), Giurisprudenza e Economia. Ma c' è un progetto che risolverebbe la situazione: lo ha presentato al rettore alcuni giorni fa Maurizia Migliorini, professore del dipartimento Diras di Lettere. Il progetto riguarda l' istituzione, con Nizza, di un corso di "Progettazione dei sistemi turistici e culturali", che ha l' atout di coinvolgere e rendere più forti le tre facoltà già esistentia Imperia. «Qui si tratta di salvaguardare posti di lavoro che già esistono - indica Migliorini - o ci reinventiamo Imperia come sede di un polo internazionale oppure l' esperienza di quella realtà didattica è destinata a concludersi». - MICHELA BOMPANI

giovedì 12 novembre 2009

ODG APPROVATO IN MAGGIORANZA DALLA REGIONE PIEMONTE


targatocn.it

Attualità
Mercoledì 11 Novembre 2009 ore 18:53

A Torino, anche il Poli di Mondovì per nuovo Anno Accademico
Questa mattina, alle 11, è stato inaugurato, presso l'Aula Magna 'G. Agnelli' del Politecnico di Torino, l'Anno Accademico 2009/2010. All'evento era presente anche una delegazione della sede decentrata di Mondovì. Luca Bazzano, rappresentante degli studenti al Senato Accademico nonché studente del Poli monregalese, avrebbe dovuto leggere il suo discorso inaugurale dopo quello del Rettore Francesco Profumo del rettore e prima dell'intervento dell'ospite John Elkann. Vice Presidente Gruppo Fiat. All'ultimo momento il suo intervento è stato scalato all'ultima posizione degli interventi quando ormai tutte le autorità, i giornalisti e le televisioni se ne erano andate assieme all'ospite Elkann. Durante l'inaugurazione. un gruppo di studenti facenti parte del Collettivo Politecnico (di Torino), assieme ai precari della ricerca, ha fatto irruzione durante la cerimonia per leggere un comunicato e protestare contro il nuovo ddl e contro la mancanza di un tavolo per la conferma dei contratti con i precari. Prima dell'irruzione ci sono stati leggeri scontri con la polizia che ha cercato di evitarne l'ingresso. Gli studenti di Mondovì hanno partecipato alle manifestazioni nel cortile interno del politecnico. Pubblichiamo per intero il discorso di Luca Bazzano: Autorità, Professori, Magnifici Rettori, colleghi studenti L’inaugurazione di questo anno accademico 2009/2010 avviene in un momento estremamente delicato per il sistema universitario nazionale e per il nostro Ateneo in particolare. Ci troviamo di fronte all’applicazione di nuove norme riguardanti l’assetto del sistema universitario. In questo periodo di crisi globale, invece di investire nell’istruzione e nella ricerca, si sono effettuati i maggiori tagli proprio in questi settori. Il governo, ormai da un anno, prima con la legge 133, poi con la 1/2009 nonché con l’ultimo DDL Gelmini che si va ad approvare, sta mettendo in atto un piano di privatizzazione del sistema universitario, dando meno fondi agli atenei attraverso l’F.F.O. e permettendo agli esterni di entrare nel C.D.A. degli atenei. I rappresentanti degli studenti si sono espressi a favore della necessità di pensare ad una razionalizzazione del sistema universitario che una mala amministrazione del sistema 3+2 e dell’autonomia universitaria hanno causato. Ma una riforma di questo genere deve avvenire interloquendo con tutte le parti che compongono l’ateneo con le diverse consapevolezze che queste possono apportare, e gli studenti sono tra questi. La rigidezza con cui invece il governo persegue le sue logiche di privatizzazione dell’istruzione universitaria senza consultazione delle parti in causa e con mandato agli atenei ad adeguarsi alle leggi vigenti in tempi brevi, ci sconcerta. Il Politecnico di Torino, ha iniziato un adeguamento alle leggi vigenti in Italia, modificando la propria offerta formativa con l’intento di una razionalizzazione del proprio ateneo. Sappiamo che è necessario tenere conto, nell’ottica di questa riorganizzazione, dei rigidi parametri che sono imposti prima dalla 133/2008, poi dal D.M. 1/2009 e infine dalla Nota 160 del M.I.U.R, ma, con il presupposto di non avere sprechi, crediamo che un’università pubblica non possa basarsi esclusivamente su conteggi meramente numerici ed economici. Gli studenti ritengono quindi che il Politecnico debba prendere una posizione netta, chiara e contraria, anche alla luce del ruolo guida che sta assumendo in Italia; dovrebbe dunque chiedere che i parametri imposti dalle norme siano più elastici, visti anche i pareri dettati dalla nota del CUN del 4 novembre 2009. Il Consiglio Universitario Nazionale esprime una forte preoccupazione in ordine agli effetti negativi e distorsivi che l’applicazione integrale delle norme proposte dalla nota n° 160 del M.I.U.R. comporterebbe sulla qualità dell’offerta formativa; ribadisce inoltre l’urgenza che si cambi radicalmente impostazione tenendo in debito conto un approccio quantitativo ma coniugandolo ad una prospettiva che privilegi la qualità Alla luce di queste posizioni, viste le criticità emerse su più fronti, anche interni, nell’ultimo periodo, pur restando in un ottica di riforma e ridimensionamento della didattica gli studenti auspicano che si possano ridiscutere alcuni punti chiave delle delibere assunte dall’ultimo Senato Accademico. Le manifestazioni di disagio che sono emerse in varie occasioni in questi tempi segnalano come sia necessario che una riorganizzazione così radicale debba essere portata avanti ponderando accuratamente le scelte e ascoltando tutti i dovuti interlocutori, tra cui ovviamente gli studenti. I tagli ai poli extraurbani dovrebbero tenere in conto di un serio e accurato dialogo col territorio, andando al di là delle sole problematiche politiche ed economiche e tenendo conto degli investimenti fatti dalla società civile nel tempo. Le scelte possono solo essere effettuate con la consapevolezza che: • il 14% degli studenti che frequentano le sedi decentrate non avrebbero condotto studi universitari se queste non ci fossero state; • I dati di Almalaurea dimostrano chiaramente che per molte nostre sedi si ha un alto livello formativo, un ottima risposta dal mondo del lavoro che impiega la quasi totalità dei laureati, mentre i restanti, da quanto dichiarato da Almalaurea, continuano il loro percorso formativo con Dottorati di ricerca; • Il taglio della didattica nelle sedi decentrate non per forza corrisponde ad un miglioramento della didattica nella sede centrale. Occorrerebbe salvaguardare i progetti che hanno saputo essere incisivi sul territorio, e dove non, mantenere effettivi i dati ottenuti dall’usufrutto di una sede decentrata attiva: si tratta allora di apportare potenziamento nel diritto allo studio, di richiedere una più organica struttura di servizi allo studente, di ravvivare la ricerca ed il trasferimento tecnologico, andando a tagliare laddove davvero esistono gli sprechi o dove il tipo di formazione non è adeguata. Non si tratta quindi di difendere l’università sotto casa ma di salvaguardare ciò che c’è di buono. Nell’ottica di una pur necessaria riforma, occorre valutare con attenzione questi fattori onde evitare di tagliare dove esiste ancora nel complesso l’eccellenza. Il disagio di molti studenti che non si sentono rappresentati dovrebbe essere indicativo di come in seno ad una riforma della Governance universitaria, la partecipazione studentesca non può che essere implementata e ravvivata. L’attuale ddl proposto dal Ministro invece, va chiaramente nella direzione opposta. Riteniamo che occorra, anche in questo caso, che il Politecnico prenda una posizione chiara e di contrarietà nella quale venga ribadita l’importanza della centralità degli studenti nel sistema universitario. Anche se l’attuale peso della rappresentanza studentesca e quindi degli studenti è minimo, proprio in mancanza di una legge che sancisca la dignità e l’importanza della componente studenti all’interno degli organi di governo, le rappresentanze studentesche coinvolte, si sono sempre rese disponibili e si sono sempre impegnate a portare avanti un dialogo aperto, critico e costruttivo con le istituzioni nell’ottica di realizzare un’università migliore. I dottorandi del politecnico di Torino si associano agli studenti in questa richiesta di centralità del sistema universitario. Ribadiscono l’inaccettabilità non solo del taglio del Fondo di Finanziamento Ordinario ma il principio stesso della retrocessione nella lista delle priorità governative. I dottorandi del Politecnico si associano inoltre alla campagna condotta dall’ADI, Associazione Italiana Dottorandi e Dottori di Ricerca, per la valorizzazione del titolo di dottore di ricerca. Chiedono quindi una formazione più strutturata, un avvio alla ricerca più sistematizzato, maggiori connessioni con gruppi di ricerca esteri e maggiori contatti con il mondo delle industrie. I dottorandi, da parte loro, si impegnano a prestare maggiore ascolto ai bisogni dell’industria, e a portare in università la voglia di cambiare, insieme, il futuro della nostra città e del Paese. La formazione e la ricerca sono pilastri portanti per costruire una società virtuosa, soprattutto in un periodo di criticità quale è questo. Anche in quest’ottica ribadiamo il ruolo sociale di un’università pubblica e la necessità di fare investimenti economici in questo senso, ma non solo: • è necessario che sia garantito e potenziato il diritto allo studio attraverso finanziamenti agli studenti meritevoli e tramite un criterio di tassazione più equo, magari basato su una fasciazione continua o tramite un coefficiente di reddito. Anche questo è in contrasto con le scelte del nuovo DDL dove la gestione e l'impostazione data al diritto allo studio, orientato verso criteri quali i prestiti d'onore, collidono con il concetto stesso di Università come luogo di formazione dei saperi liberi e non legati a logiche di mera monetizzazione; • Investire nella formazione superiore significa investire nel futuro e fornire un miglioramento a tutto il sistema sociale non solo creando ottimi professionisti ma educando e formando delle persone competenti; • anche in questi termini è necessario andare al di là dei rigidi parametri numerici delle leggi vigenti e ascoltare il forte malcontento instauratosi nelle università italiane alla luce del disegno di legge. Riteniamo, come studenti, che l’università debba essere luogo di crescita, formazione e dialogo, al di là dei soli valori dell’eccellenza e della economia. Occorre quindi una consapevolezza complessiva della fondamentale importanza del sistema universitario e dei delicati ruoli che esso svolge; noi studenti siamo pronti a portare proposte concrete e implementare un dialogo già attivo ma che può ancora migliorare. Grazie per l’attenzione Luca Bazzano