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martedì 1 dicembre 2009

lunedì 30 novembre 2009

Zero esami. L'Università dei fantasmi

Nello scorso anno uno studente su sei non ha passato nemmeno un appello

http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/98132/

ANDREA ROSSI - LA STAMPA - TORINO

Gli emissari della facoltà di Lettere da qualche settimana si sono messi alle loro calcagna. Li cercano, li chiamano: «Lei è iscritto all’Università da oltre un decennio e non si è ancora laureato. Da anni non sostiene un esame. Che cosa intende fare?». L’obiettivo non dichiarato è accompagnarli gentilmente verso l’uscita, il più presto possibile.

A Lettere gli universitari di lungo corso sono circa trecento, iscritti alla laurea a ciclo unico, prima ancora della riforma del «3+2» del 1999. Di quasi tutti, l’Università ha perso le tracce da tempo. Fino a poco fa nessuno se ne curava: pagavano le tasse e non si facevano mai vedere, l’ateneo incassava senza dover offrire loro alcun servizio. Adesso, però, quei trecento - e quelli delle altre facoltà di Università e Politecnico - rischiano di trasformarsi in una zavorra. La riforma voluta dal ministro Gelmini parla chiaro: gli atenei saranno premiati anche in base alla «produttività», cioè la percentuale di iscritti che poi si laureano, e lo fanno senza essere fuori corso.

Il guaio è che i fuori-corso di lungo periodo sono solo la punta dell’iceberg. Sotto c’è una massa di universitari che risulta iscritta ma di fatto non esiste: non va a lezione, non dà esami, e se li dà non li supera. Il dato - elaborato dal Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario - è desolante: nel 2008 quasi uno su cinque, a Torino, non ha ottenuto nemmeno un credito formativo. Significa che non ha superato esami né laboratori.

Università o Politecnico fa poca differenza: 17,2 per cento contro 16 per cento, dati leggermente sotto la media nazionale e lontani da certi eccessi (La Sapienza 34 per cento, Bari 32, Messina 30) ma che fanno pur sempre riflettere. «Nella maggioranza dei casi si tratta di studenti al primo o secondo anno che si accorgono di aver sbagliato facoltà», spiega il preside della facoltà di Lingue Paolo Bertinetti. Vero, entrambi gli atenei torinesi perdono circa il venti per cento delle loro matricole: 2550 in via Po e un migliaio in corso Duca degli Abruzzi. «Tentano un paio d’esami, non li passano e si arrendono», dice Bertinetti. «Con la crisi sono aumentati - aggiunge il preside di Ingegneria I Donato Firrao -. Ci provano, magari prendono anche la borsa di studio e se non va si ritirano».

Resta un dato: secondo il Cnvsu l’anno scorso i «desaparecidos» sono stati oltre 11 mila all’Università e 4 mila al «Poli». Ci dev’essere qualcos’altro, allora. «Il 3+2 ha dilatato la durata degli studi e fatto lievitare i fuori corso», analizza Bertinetti. Gli studenti individuano altri fattori: «Le differenze sono marcate tra le facoltà in cui c’è obbligo di frequenza e quelle in cui non c’è, tra i corsi a numero chiuso e quelli liberi, tra gli studenti con una borsa di studio e gli altri», racconta Luca Spadon, rappresentante degli studenti all’Università.

Non è finita: alcune facoltà, vedi Economia, piazzano all’inizio esami «sbarramento». «E tutto è organizzato sulle esigenze dei docenti anziché degli studenti. Non a caso gli appelli sono stati ridotti e concentrati: ci si trova a sostenere parecchi esami in un colpo solo», dice Spadon. Senza contare chi lavora e, a volte, finisce per perdere di vista l’università: «Abbiamo ragazzi di 28-30 anni, fuori corso da 4 o 5 che cominciano a lavorare e così si allontanano “psicologicamente” dall’ateneo», spiega Bernardino Chiaia, vicerettore per la Didattica del Politecnico.

Gli atenei sono corsi ai ripari. Al Politecnico, già l’anno scorso, hanno anticipato l’orientamento per gli studenti. «Negli ultimi due anni delle superiori lavoriamo con le scuole. Cerchiamo di introdurre già la metodologia universitaria e spiegare come si affrontano gli studi», spiega Chiaia. L’immagine, però, è quella di un parcheggio di massa, che la crisi forse ha ingigantito. Le matricole quest’anno sono cresciute di molto. Non sempre è sinonimo di qualità. «Al test d’ingresso di Scienze della formazione, che non è vincolante, su un punteggio massimo di 100 c’è chi è riuscito a prendere -20», racconta Spadon. A Scienze della formazione nel 2008 uno studente su quattro non ha dato esami.

sabato 14 novembre 2009

Università, tagliare su quella pubblica e tacere sulla privata

Università, tagliare su quella pubblica e tacere sulla privata di Giulio Peruzzitutti gli articoli dell'autore
Dubbi sull’adeguatezza di questo governo ad affrontare i problemi del Paese sorgono da più parti. Basti pensare alle dichiarazioni sulla crisi economica: «La crisi non c’è... contrordine c’è anche qui,mabisogna pensare positivo (chi non lo fa è nemico dell’Italia)… la via italiana per uscire dalla crisi è quella psicologica». Per non parlare delle dichiarazioni sulla pandemia da influenza A/H1N1: «La situazione è sotto controllo... è sotto controllo, ma l’Italia è il Paese più colpito d’Europa». Ancora non è stato detto che pensando positivo non ci si ammalerà. Probabilmente ci stanno pensando. Maoltre alledichiarazioniquellochesconcertaè il metodo di governo. Non si governa “contro” parti dello Stato e della pubblica amministrazione ma “con” le varie realtà. Si fanno o si annunciano leggi contro i pubblici dipendenti, contro i medici, contro i magistrati, contro i docenti della scuola e dell’università, contro i ricercatori. Nessuna delle comunità su cui si legifera viene coinvolta. Queste infatti vengono viste come controparte dell’azione del Governo che oggi sempre di più si sostituisce impropriamente all’azione del Parlamento. Si tende alla vessazione e al controllo centralistico, non a motivare al lavoro e a responsabilizzare. Invece di uscire dalle secche di un opportunismo diffuso, dell’assenza di prospettive alte, della mancanza di coinvolgimento e del progressivo affievolirsi della passione dei vari soggetti, si preferisce attaccare a testa bassa le varie comunità. L’ultimo atto, per ora, di questa nefasta rappresentazione è il disegno di legge di riforma dell’università pubblica (non vengono infatti toccate le università private, che pure ricevono finanziamenti dallo Stato). Dopo aver sparato nel mucchio sugli universitari e sull’università pubblica, si mette in cantiere un disegno di legge partorito senza alcun confronto con la comunità accademica. Dopo aver strillato contro l’autoreferenzialità dell’accademia, il ministero procede in modo autoreferenziale. Nel disegno di legge si mortifica l’autonomia e quindi la responsabilità delle pubbliche università, non si dà spazio alla pluralità delle figure professionali presenti negli atenei (per esempio, nel Cda, dove almeno il 40% non deve appartenere ai ruoli dell’ateneo, sembra sparire la rappresentanza del personale tecnico-amministrativo), si prevede un’ampia delega al Governo su argomenti cruciali, si ipertrofizza l’influenza del ministero dell’economia e delle finanze, si disegna un percorso di reclutamento che di fatto bloccherà per vari anni il ricambio generazionale, si dà (giustamente) ampio risalto al ruolo che dovrebbe svolgere l’Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR) che però non si sa quando sarà operativa. E tutto senza “ulteriori oneri per lo Stato”. Se questo disegno di legge andasse in porto così com’è sarebbeun disastro.
10 novembre 2009

Aumentiamo le sottoscrizioni

Centinaia di prof per l'Università pubblica
"Noi, docenti universitari di ruolo attivi in diversi atenei e facoltà, seguiamo con crescente apprensione le vicende dell'Università italiana e le scelte assunte in proposito dal governo in carica". Inizia così il testo di un appello promosso da un vasto numero di docenti universitari e che ha già raccolto in tre giorni oltre cento firme. Tra queste, quelle di costituzionalisti, economisti, storici, genetisti, filosofi, politologi, fisici e antropologi. L'appello critica aspramente il ddl di riforma dell'Università approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 28 ottobre, un progetto che "accentra il potere in capo ai rettori e a Consigli di amministrazione non elettivi, fortemente esposti agli interessi privati" e che "attacca decine di migliaia di studiosi e ricercatori precari". Imminente l'apertura del sito www.perluniversitapubblica.it "Oggi decidiamo di prendere pubblicamente la parola dopo avere letto il ddl di riforma dell'università approvato dal consiglio dei ministri lo scorso 28 ottobre - si legge nell'appello -, un progetto che ci sembra giustificare le più vive preoccupazioni soprattutto per quanto attiene alla governance degli atenei (per il previsto accentramento di potere in capo ai rettori e a consigli di amministrazione non elettivi, fortemente esposti agli interessi privati) e per ciò che concerne la componente più debole della docenza: decine di migliaia di studiosi, giovani e meno giovani, che da molti anni prestano la propria opera gratuitamente o, nel migliore dei casi, in qualità di assegnisti o borsisti, nel quadro di rapporti di collaborazione precari. Le novità che il governo prospetta in materia di governance degli atenei ci paiono prive di qualsiasi ambizione culturale e di ogni volontà di risanare effettivamente i problemi dell'università pubblica, e ispirate esclusivamente a una logica autoritaria e privatistica, tesa a una marcata verticalizzazione del processo di formazione delle decisioni a discapito dell'autonomia degli atenei. Riteniamo che l'università debba cambiare, ma occorre a nostro giudizio procedere in tutt'altra direzione, salvaguardando il carattere pubblico dell'università e favorendo la partecipazione democratica di tutte le componenti del sistema universitario. Quanto previsto per la vasta area del precariato ci sembra profondamente iniquo e irrazionale, tale da mettere a repentaglio la funzionalità di molti dipartimenti. I tagli alle finanze degli atenei e la nuova normativa per l'accesso alla docenza preludono all'espulsione in massa dal sistema universitario di persone meritevoli, stimate anche in ambito internazionale, che da tempo lavorano nell'università italiana, tra le ultime in Europa per quantità di docenti di ruolo e tra le più sfavorite per rapporto docenti/studenti. Al di là della retorica sul valore strategico della conoscenza e della ricerca, il governo - ostacolando i nuovi accessi, conservando le vecchie logiche baronali e non introducendo alcuna misura preventiva contro il malcostume accademico - pianifica un enorme spreco di risorse finanziarie, impiegate per la formazione di tanti studiosi ai quali sarà impedito l'accesso ai ruoli dell'università, e una perdita secca in termini di capacità, competenza ed esperienza, che rischia di determinare un incolmabile divario tra l'Italia e i Paesi più avanzati.Chiediamo al governo di fermarsi, ma ci rivolgiamo anche al mondo universitario affinché faccia sentire la propria voce e manifesti con forza le proprie ragioni e preoccupazioni. Non difendiamo lo status quo: invochiamo una riforma seria che ampli gli spazi di partecipazione, salvaguardi il carattere pubblico dell'università e tuteli l'autonomia della didattica e della ricerca. Non ignoriamo l'esigenza di verificare la qualità dell'insegnamento e del lavoro scientifico di ciascun docente: esigiamo l'adozione di rigorose procedure di valutazione, non graduatorie improvvisate e funzionali a campagne di stampa più o meno denigratorie, ma criteri oggettivi, adeguati alle diverse specificità disciplinari e capaci di rilevare anche i pregi, internazionalmente riconosciuti, della ricerca italiana. Non auspichiamo un reclutamento ope legis: chiediamo lo stanziamento delle risorse necessarie a consentire l'accesso ai ruoli, previo concorso, di quanti abbiano acquisito, negli anni del precariato, comprovate competenze e attitudini professionali.L'università pubblica non può essere governata in modo autoritario né gestita con criteri ragionieristici. Il lavoro di quanti ne garantiscono l'attività deve essere riconosciuto e tutelato. La conoscenza è una risorsa del Paese e un diritto fondamentale che la Costituzione riconosce a ciascun cittadino della Repubblica.Per adesioni: perluniversitapubblica@gmail.comTra gli altri hanno sottoscritto l'appello:giuristi: Luigi Ferrajoli , Gianni Ferrara, Mario Dogliani, Giuseppe Ugo Rescigno, Gaetano Azzariti, Massimo Villone, Giuseppe Mosconibiologi: Guido Barbujanieconomisti:Giorgio Lunghini , Riccardo Bellofiore, Riccardo Realfonzo, Antonella Stiratistorici: Adriano Prosperi, Roberto Escobar, Giovanna Procacci, Angelo d'Orsi, Alessandro Portelli, Gianpasquale Santomassimofilosofi: Alberto Burgio, Elena Pulcinisociologi Alessandro Dal Lago, Salvatore Paliddapolitologi: Alfio Mastropaolo, Michele Prosperofisici: Franco Pipernoantropologi: Annamaria RiveraPrime adesioni: Guido Abbattista (Univ. di Trieste), Mario Alcaro (Univ. della Calabria), Alessandra Algostino (Univ. di Torino), Fabio Amaya (Univ. di Bergamo), Annarita Angelini (Univ. di Bologna), Gaetano Azzariti (Univ. di Roma La Sapienza), Valeria Babini (Univ. di Bologna), Franco Bacchelli (Univ. di Bologna), Stefano Bajma Griga (Univ. di Torino), Guido Barbujani (Univ. di Ferrara), Riccardo Bellofiore (Univ. di Bergamo), Paolo Bianchini (Univ. di Torino), Francesco Bilancia (Univ. di Chieti-Pescara G. d'Annunzio), Liliana Billanovich (Univ. di Padova), Luca Bortolussi (Univ. di Trieste), Patrick Boylan (Univ. di Roma Tre), Davide Bubbico (Univ. di Salerno), Alberto Burgio (Univ. di Bologna), Tullia Catalan (Univ. di Trieste), Sara Cervai (Univ. di Trieste), Lorenzo Chieffi (Univ. di Napoli II), Luisa Chierichetti (Univ. di Bergamo), Pietro Ciarlo (Univ. di Cagliari), Roberto Ciccone (Univ. di Roma Tre), Alessandro Dal Lago (Univ. di Genova), Alisa Dal Re (Univ. di Padova), Ferruccio Damiani (Univ. di Torino), Claudio De Fiores (Univ. di Napoli II), Federico Della Valle (Univ. di Trieste), Maurizio Del Ninno (Univ. di Urbino), Lucia Delogu (Univ. di Torino), Gianmario De Muro (Univ. di Cagliari), Fabio De Nardis (Univ. del Salento), Mariangiola Dezani (Univ. di Torino), Alfonso Di Giovine (Univ. di Torino), Guerino D'Ignazio (Univ. della Calabria), Mario Dogliani (Univ. di Torino), Angelo d'Orsi (Univ. di Torino), Lea Durante (Univ. di Bari), Antonio Erbetta (Univ. di Torino), Maria Cristina Ercolessi (Univ. di Napoli L'Orientale), Serena Facci (Univ. di Roma Tor Vergata), Luisa Faldini (Univ. di Genova), Luigi Ferrajoli (Univ. di Roma Tre), Gianni Ferrara (Univ. di Roma La Sapienza), Giovanni Fiaschi (Univ. di Padova), Lorenzo Fischer (Univ. di Torino), Saverio Forestiero (Univ. di Roma Tor Vergata), Walter Fornasa (Univ. di Bergamo), Fabio Frosini (Univ. di Urbino), Ferruccio Gambino (Univ. di Padova), Giovanni Garofalo (Univ. di Bergamo), Cristina Gena (Univ. di Torino), Franco Grignani (Univ. di Perugia), Giorgio Inglese (Univ. di Roma La Sapienza), Manlio Iofrida (Univ. di Bologna), Cristina Jandelli (Univ. di Firenze), Domenico Jervolino (Univ. di Napoli Federico II), Guido Liguori (Univ. della Calabria), Alberto Lucarelli (Univ. di Napoli Federico II), Giorgio Lunghini (Iuss di Pavia), Fulvio C. Manara (Univ. di Bergamo), Giovanna Mancini (Univ. di Teramo), Domenica Marabella (Univ. di Torino), Maria Rosaria Marella (Univ. di Perugia), Paola Marsocci (Univ. di Roma La Sapienza), Alfio Mastropaolo (Univ. di Torino), Giovanni Mazzetti (Univ. della Calabria), Antonella Meo (Univ. di Torino), Maria Grazia Meriggi (Univ. di Bergamo), Raul Mordenti (Univ. di Roma Tor Vergata), Ugo Morelli (Univ. di Bergamo), Vittorio Morfino (Univ. di Milano Bicocca), Giuseppe Mosconi (Univ. di Padova), Angela Musumeci (Univ. di Teramo), Walter Nocito (Univ. della Calabria), Giuseppe Noto (Univ. di Torino), Donatella Orecchia (Univ. di Roma Tor Vergata), Salvatore Palidda (Univ. di Genova), Alessandro Pandolfi (Univ. di Urbino), Armando Petrini (Univ. di Torino), Barbara Pezzini (Univ. di Bergamo), Paolo Picone (Univ. di Roma La Sapienza), Mariapaola Pierini (Univ. di Torino), Franco Piperno (Univ. della Calabria), Giovanni Pizza (Univ. di Perugia), Margherita Platania (Univ. di Salerno), Alessandro Portelli (Univ. di Roma La Sapienza), Donatella Possamai (Univ. di Venezia), Giovanna Procacci (Univ. di Modena), Franco Prono (Univ. di Torino), Adriano Prosperi (Scuola Normale Superiore di Pisa), Michele Prospero (Univ. di Roma La Sapienza), Elena Pulcini (Univ. di Firenze), Luigi Punzo (Univ. di Cassino), Riccardo Realfonzo (Univ. del Sannio), Giuseppe Ugo Rescigno (Univ. di Roma La Sapienza), Annamaria Rivera (Univ. di Bari), Roberto Romboli (Univ. di Pisa), Stefano Rosso (Univ. di Bergamo), Marco Ruotolo (Univ. di Roma Tre), Gianpasquale Santomassimo (Univ. di Siena), Alessandro Savorelli (Scuola Normale Superiore, Pisa), Giovanni Serges (Univ. di Roma Tre), Massimo Siclari (Univ. di Roma Tre), Filippo Silvestri (Univ. di Bari), Laura Silvestri (Univ. di Roma Tor Vergata), Alessandro Somma (Univ. di Ferrara), Igor Sotgiu (Univ. di Torino), Antonella Stirati (Univ. di Roma Tre), Ciro Tarantino (Univ. della Calabria), Laura Teza (Univ. di Perugia), Massimiliano Tomba (Univ. di Padova), Alessandro Triulzi (Univ. di Napoli L'Orientale), Valentina Valentini (Univ. di Roma La Sapienza), Claudio Venza (Univ. di Trieste), Caterina Verrigni (Univ. di Chieti-Pescara G. d'Annunzio), Giovanna Vertova (Univ. di Bergamo), Francesca Vianello (Univ. di Padova), Massimo Villone (Univ. di Napoli Federico II), Adriano Vinale (Univ. di Salerno), Piero Violante (Univ. di Palermo), Stefano Visentin (Università di Urbino), Pasquale Voza (Univ. di Bari), Paolo Zatti (Univ. di Padova)